Avv. Renato Giuseppe Fiorentino – Foro di Napoli · Pubblicato il 2 ottobre 2026 · Aggiornato il 2 ottobre 2026
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Una proprietaria di un appartamento a Napoli aveva presentato una pratica Docfa con categoria A/2. L’Ufficio provinciale del Territorio l’aveva portato in categoria A/1, con una rendita molto più alta. La Corte di giustizia tributaria di primo grado di Napoli ha annullato l’avviso per difetto di motivazione e ha confermato la rendita proposta dalla proprietaria (sentenza del 2025).
Qual era il problema?
L’avviso giustificava il cambio di categoria con una generica «coerenza» rispetto alla vecchia rendita e con due immobili di confronto che si trovavano in altri edifici. Non descriveva le caratteristiche di quegli immobili e non spiegava perché fossero davvero comparabili con l’appartamento.
Che cosa abbiamo fatto?
Abbiamo proposto ricorso per difetto di motivazione (art. 7 della legge 212/2000, Statuto del contribuente) e abbiamo ricordato che spetta all’Ufficio provare i fatti su cui si fonda l’accertamento (art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992). Al ricorso abbiamo allegato una perizia tecnica: nello stesso edificio, su 13 unità abitative, una sola era in categoria A/1, ed era più grande e di maggior pregio.
Com’è finita?
La Corte ha accolto il ricorso, ha annullato l’avviso e ha confermato la rendita proposta con il Docfa. L’Ufficio non si era costituito in giudizio.
Che cosa insegna questo caso?
Un avviso di accertamento catastale deve spiegare in concreto perché l’immobile vale di più: non bastano formule generiche o confronti con immobili non descritti. Il ricorso va proposto entro il termine previsto dalla legge, che decorre dalla notifica dell’avviso: per questo conviene far esaminare l’atto subito.
Caso reso anonimo: nomi, indirizzo, dati catastali e importi sono stati omessi per tutelare la riservatezza della cliente. Ogni causa ha la sua storia e l’esito di un giudizio non si può garantire in anticipo.
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