Il decreto che riconosce l’indennizzo Pinto non basta per essere pagati. Il creditore deve inviare al Ministero della Giustizia la dichiarazione prevista dall’art. 5-sexies della legge 89/2001. Dal 2025 la dichiarazione va presentata a pena di decadenza: chi non la invia in tempo perde il credito. Per i decreti depositati fino al 31 dicembre 2022 la scadenza è il 30 ottobre 2026.
In 30 secondi
L’indennizzo Pinto si incassa solo dopo la dichiarazione telematica al Ministero, oggi soggetta a decadenza. Chi ha un decreto depositato fino al 2022 deve inviarla entro il 30 ottobre 2026. In caso di mancato pagamento restano l’ottemperanza al TAR e l’esecuzione forzata, nei tempi fissati dalla legge.
Da ricordare
dichiarazione prevista dall'art. 5-sexies
31 dicembre 2022
30 ottobre 2026
D.l. 8 agosto 2025, n. 117
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Com'è cambiata la regola?
Vecchia regola
Come si presenta la dichiarazione?
Si usa la piattaforma telematica del Ministero SPEdiGIUS, nell’ambito del progetto PintoPaga. La dichiarazione è sostitutiva (artt. 46 e 47 d.P.R. 445/2000). Contiene:
- la conferma di non aver riscosso le somme;
- le eventuali azioni giudiziarie avviate per lo stesso credito;
- gli importi ancora dovuti;
- le coordinate per l’accredito.
Una dichiarazione incompleta blocca il pagamento finché non viene integrata.
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Richiedi una consulenzaQuanto tempo ha lo Stato per pagare?
Il pagamento avviene entro sei mesi dalla dichiarazione completa. Prima di quel termine non si può avviare l’esecuzione forzata né il giudizio di ottemperanza. Serve anche che siano trascorsi 120 giorni dalla notifica del decreto all’amministrazione (art. 14 d.l. 669/1996).
Cosa si può fare se lo Stato non paga?
Il creditore può scegliere tra due strade:
Scelta l’ottemperanza, le spese di precetto non vengono di regola rimborsate.
Ci sono blocchi temporanei alle azioni?
Sì, ma prima conviene verificare se per quel decreto sono in vigore sospensioni temporanee delle azioni esecutive previste dalle norme sul piano straordinario di pagamento. In ogni caso resta decisivo inviare la dichiarazione entro il 30 ottobre 2026.
Domande frequenti
DCom'è cambiata la regola?
RVecchia regola: la dichiarazione non aveva un termine di decadenza e valeva sei mesi. Legge di bilancio 2025 (l. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi 817-821): la dichiarazione vale due anni e si presenta solo in via telematica. D.l. 8 agosto 2025, n. 117 (art. 9), convertito dalla legge 3 ottobre 2025, n. 148: la dichiarazione va presentata a pena di decadenza entro un anno dalla pubblicazione del decreto.
DCome si presenta la dichiarazione?
RSi usa la piattaforma telematica del Ministero SPEdiGIUS, nell'ambito del progetto PintoPaga. La dichiarazione è sostitutiva (artt. 46 e 47 d.P.R. 445/2000). Contiene: la conferma di non aver riscosso le somme; le eventuali azioni giudiziarie avviate per lo stesso credito; gli importi ancora dovuti.
DQuanto tempo ha lo Stato per pagare?
RIl pagamento avviene entro sei mesi dalla dichiarazione completa. Prima di quel termine non si può avviare l'esecuzione forzata né il giudizio di ottemperanza. Serve anche che siano trascorsi 120 giorni dalla notifica del decreto all'amministrazione (art. 14 d.l. 669/1996).
DCosa si può fare se lo Stato non paga?
RIl creditore può scegliere tra due strade: Giudizio di ottemperanza davanti al TAR: il decreto Pinto definitivo vale come titolo (art. 112 del codice del processo amministrativo). Il TAR ordina il pagamento, nomina un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e può riconoscere una somma per il ritardo. Esecuzione forzata civile, con precetto e pignoramento.
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In sintesi
L’indennizzo Pinto si incassa solo dopo la dichiarazione telematica al Ministero, oggi soggetta a decadenza. Chi ha un decreto depositato fino al 2022 deve inviarla entro il 30 ottobre 2026. In caso di mancato pagamento restano l’ottemperanza al TAR e l’esecuzione forzata, nei tempi fissati dalla legge.
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Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 29 settembre 2026. Non costituisce parere legale.