Indennizzo Pinto riconosciuto ma lo Stato non paga: dichiarazione, scadenza del 30 ottobre 2026, ottemperanza e pignoramento

Decreto Pinto non pagato? Serve la dichiarazione telematica al Ministero, a pena di decadenza: per i decreti fino al 2022 scade il 30 ottobre 2026.

Diritto civile · Guida pratica

Indennizzo Pinto riconosciuto ma lo Stato non paga: dichiarazione, scadenza del 30 ottobre 2026, ottemperanza e pignoramento

RFAvv. Renato Giuseppe Fiorentino·Pubblicato il 29 settembre 2026·Aggiornato il 29 settembre 2026·Lettura 2 min

Il decreto che riconosce l’indennizzo Pinto non basta per essere pagati. Il creditore deve inviare al Ministero della Giustizia la dichiarazione prevista dall’art. 5-sexies della legge 89/2001. Dal 2025 la dichiarazione va presentata a pena di decadenza: chi non la invia in tempo perde il credito. Per i decreti depositati fino al 31 dicembre 2022 la scadenza è il 30 ottobre 2026.

In 30 secondi

L’indennizzo Pinto si incassa solo dopo la dichiarazione telematica al Ministero, oggi soggetta a decadenza. Chi ha un decreto depositato fino al 2022 deve inviarla entro il 30 ottobre 2026. In caso di mancato pagamento restano l’ottemperanza al TAR e l’esecuzione forzata, nei tempi fissati dalla legge.

Da ricordare

dichiarazione prevista dall'art. 5-sexies

31 dicembre 2022

30 ottobre 2026

D.l. 8 agosto 2025, n. 117

Riferimenti normativi e giurisprudenziali

legge 89/2001d.l. 669/1996

Com'è cambiata la regola?

Vecchia regola

la dichiarazione non aveva un termine di decadenza e valeva sei mesi.
Legge di bilancio 2025 (l. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi 817-821): la dichiarazione vale due anni e si presenta solo in via telematica.
D.l. 8 agosto 2025, n. 117 (art. 9), convertito dalla legge 3 ottobre 2025, n. 148: la dichiarazione va presentata a pena di decadenza entro un anno dalla pubblicazione del decreto.
D.l. n. 100 del 2026 (art. 7), convertito dalla legge n. 145 del 2026: ha spostato al 30 ottobre 2026 il termine per i decreti del 2022, che prima scadeva l’8 agosto 2026.

Come si presenta la dichiarazione?

Si usa la piattaforma telematica del Ministero SPEdiGIUS, nell’ambito del progetto PintoPaga. La dichiarazione è sostitutiva (artt. 46 e 47 d.P.R. 445/2000). Contiene:

  • la conferma di non aver riscosso le somme;
  • le eventuali azioni giudiziarie avviate per lo stesso credito;
  • gli importi ancora dovuti;
  • le coordinate per l’accredito.

Una dichiarazione incompleta blocca il pagamento finché non viene integrata.

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Quanto tempo ha lo Stato per pagare?

Il pagamento avviene entro sei mesi dalla dichiarazione completa. Prima di quel termine non si può avviare l’esecuzione forzata né il giudizio di ottemperanza. Serve anche che siano trascorsi 120 giorni dalla notifica del decreto all’amministrazione (art. 14 d.l. 669/1996).

Cosa si può fare se lo Stato non paga?

Il creditore può scegliere tra due strade:

1
Giudizio di ottemperanza davanti al TAR: il decreto Pinto definitivo vale come titolo (art. 112 del codice del processo amministrativo). Il TAR ordina il pagamento, nomina un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e può riconoscere una somma per il ritardo.
2
Esecuzione forzata civile, con precetto e pignoramento.

Scelta l’ottemperanza, le spese di precetto non vengono di regola rimborsate.

Ci sono blocchi temporanei alle azioni?

Sì, ma prima conviene verificare se per quel decreto sono in vigore sospensioni temporanee delle azioni esecutive previste dalle norme sul piano straordinario di pagamento. In ogni caso resta decisivo inviare la dichiarazione entro il 30 ottobre 2026.

Domande frequenti

DCom'è cambiata la regola?

RVecchia regola: la dichiarazione non aveva un termine di decadenza e valeva sei mesi. Legge di bilancio 2025 (l. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi 817-821): la dichiarazione vale due anni e si presenta solo in via telematica. D.l. 8 agosto 2025, n. 117 (art. 9), convertito dalla legge 3 ottobre 2025, n. 148: la dichiarazione va presentata a pena di decadenza entro un anno dalla pubblicazione del decreto.

DCome si presenta la dichiarazione?

RSi usa la piattaforma telematica del Ministero SPEdiGIUS, nell'ambito del progetto PintoPaga. La dichiarazione è sostitutiva (artt. 46 e 47 d.P.R. 445/2000). Contiene: la conferma di non aver riscosso le somme; le eventuali azioni giudiziarie avviate per lo stesso credito; gli importi ancora dovuti.

DQuanto tempo ha lo Stato per pagare?

RIl pagamento avviene entro sei mesi dalla dichiarazione completa. Prima di quel termine non si può avviare l'esecuzione forzata né il giudizio di ottemperanza. Serve anche che siano trascorsi 120 giorni dalla notifica del decreto all'amministrazione (art. 14 d.l. 669/1996).

DCosa si può fare se lo Stato non paga?

RIl creditore può scegliere tra due strade: Giudizio di ottemperanza davanti al TAR: il decreto Pinto definitivo vale come titolo (art. 112 del codice del processo amministrativo). Il TAR ordina il pagamento, nomina un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e può riconoscere una somma per il ritardo. Esecuzione forzata civile, con precetto e pignoramento.

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In sintesi

L’indennizzo Pinto si incassa solo dopo la dichiarazione telematica al Ministero, oggi soggetta a decadenza. Chi ha un decreto depositato fino al 2022 deve inviarla entro il 30 ottobre 2026. In caso di mancato pagamento restano l’ottemperanza al TAR e l’esecuzione forzata, nei tempi fissati dalla legge.

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Contenuto informativo aggiornato il 29 settembre 2026. Non costituisce parere legale.

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