Le infiltrazioni sono tra le liti più frequenti tra vicini, e spesso la difficoltà sta nel dimostrare da dove arriva l’acqua. Un caso seguito dallo studio mostra l’utilità di muoversi con metodo.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Il caso
La proprietaria di un locale commerciale a Napoli, dato in locazione, lamentava macchie e distacchi di intonaco su volte e pareti. L’acqua sembrava provenire sia dall’appartamento soprastante sia da un deposito confinante.
Il percorso
Prima della causa è stato chiesto un accertamento tecnico preventivo (ATP): un consulente nominato dal giudice ha verificato che le infiltrazioni sulla volta dipendevano dal pessimo stato degli impianti dell’appartamento di sopra, mentre quelle sulla parete laterale derivavano dalla mancanza di impermeabilizzazione del deposito vicino. Ha anche distinto una terza causa, l’umidità di risalita tipica dei piani terra, non imputabile ai vicini.
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Richiedi una consulenzaLa decisione
Il Tribunale ha applicato l’art. 2051 c.c., che rende il proprietario responsabile dei danni causati dalle cose che ha in custodia, e ha condannato ciascun gruppo di proprietari a pagare la propria quota dei costi di ripristino, oltre rivalutazione e interessi. Ha inoltre posto a loro carico le spese della consulenza e dell’ATP, oltre a quelle del giudizio. Non sono state considerate decisive le obiezioni sulla “risalita capillare”, perché il consulente aveva già separato le diverse cause.
Consigli pratici
- Documentare subito il danno con foto datate e comunicazioni scritte ai vicini o all’amministratore.
- Valutare l’ATP: fissa lo stato dei luoghi prima che venga modificato e spesso favorisce un accordo.
- Tinteggiare senza aver eliminato la causa non risolve il problema e può rendere più difficile la prova.
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Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 27 settembre 2026. Non costituisce parere legale.