- La legge Pinto (l. 89/2001) dà un indennizzo a chi ha subito un processo troppo lungo. Possono chiederlo anche gli eredi di una delle parti.
- La domanda va presentata a pena di decadenza entro sei mesi da quando la decisione è diventata definitiva.
- Di solito il giudice liquida da 400 a 800 euro per ogni anno di ritardo oltre il tempo ragionevole.
Pubblicato l’11 ottobre 2026.
Cos’è l’indennizzo della legge Pinto
Se un processo dura più del tempo ragionevole, chi lo ha subito può chiedere un indennizzo allo Stato. I tempi ritenuti ragionevoli sono di norma tre anni in primo grado, due in appello e uno in Cassazione. Il processo è comunque considerato ragionevole se si conclude in modo definitivo entro sei anni.
Gli eredi possono chiederlo?
Sì. Gli eredi di una delle parti del processo possono chiedere l’equo indennizzo. Se la parte è morta durante la causa, l’erede che prosegue il giudizio può chiedere l’indennizzo per i ritardi che ha subito anche lui. Per il periodo in cui era viva la persona defunta, la richiesta passa agli eredi come parte del suo patrimonio. Come si divide la somma tra più eredi dipende dalle loro quote.
Il termine: sei mesi, non di più
Il ricorso va proposto al Presidente della Corte d’appello del distretto in cui si è svolto il processo. Deve essere presentato entro sei mesi da quando la decisione è diventata definitiva, a pena di decadenza. Dopo il decreto, il ricorso e il decreto vanno notificati al Ministero della Giustizia entro 30 giorni, altrimenti il decreto perde efficacia.
Questo è il termine che nella pratica fa perdere più domande. Se la persona è morta e gli eredi non sanno di avere questo diritto, i sei mesi possono passare senza che nessuno li controlli. Se hai dubbi sulla data in cui la decisione è diventata definitiva, falla verificare subito.
Importi e rimedi preventivi
Il giudice può liquidare da 400 a 800 euro per ogni anno, o frazione superiore a sei mesi, di ritardo oltre il termine ragionevole. La somma non può superare il valore della causa. Dal 2016 la legge chiede anche di aver usato i rimedi preventivi (per esempio l’istanza di accelerazione nel processo civile o l’istanza di prelievo nel processo amministrativo) per i processi che ne hanno la possibilità. Se non sono stati usati, la domanda può essere dichiarata inammissibile.
Caso tipico
Un problema che capita spesso: nomi, luoghi e dettagli non si riferiscono a persone o pratiche reali.
Un imprenditore di Chiaia ha una causa civile aperta da otto anni. Muore prima della sentenza e i figli proseguono il giudizio. Quando la sentenza passa in giudicato, si guardano la durata complessiva, i rimedi preventivi usati e la data in cui la decisione è diventata definitiva. Da quella data corrono i sei mesi per il ricorso.
La soluzione migliore per te
- Se il processo è ancora in corso: chiedi subito all’avvocato se sono stati usati i rimedi preventivi. Se non lo sono, è il momento di farlo, perché senza di essi la domanda successiva rischia di essere inammissibile.
- Se la decisione è appena diventata definitiva: segna la data e prepara il ricorso prima che passino i sei mesi.
- Se sono passati più di sei mesi: falla guardare comunque, perché la data da cui il termine parte può non essere quella che pensi.
Cosa fare subito: raccogli atto di citazione, sentenze, certificato di passaggio in giudicato e atti di morte e di successione, e fissa un appuntamento. Nessuna strada garantisce un indennizzo.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Controlla la durata del processo e la data in cui la decisione è diventata definitiva.
- Verifica se i rimedi preventivi sono stati usati e quali documenti servono agli eredi.
- Prepara il ricorso alla Corte d’appello e segue la notifica al Ministero.
Domande frequenti
Il diritto all’indennizzo passa agli eredi?
Sì, gli eredi di una delle parti possono chiedere l’equo indennizzo.
Quanto tempo ho?
Sei mesi dal giorno in cui la decisione è diventata definitiva, a pena di decadenza.
Quanto si prende?
Di solito da 400 a 800 euro per anno di ritardo, entro il valore della causa. La cifra dipende dal caso.
Lo studio riceve a Napoli (P.zza Giovanni Bovio 22 e Via Monte di Dio 14), a Roma e a Bari, su appuntamento, e a distanza. Il primo incontro è in italiano.
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Fonti: Studio Cataldi, Legge Pinto; Studio Cataldi, Legge Pinto e eredi; Normattiva (l. 89/2001). Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Testo redatto con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.