In 30 secondi. Un accordo con cui si decide a chi andrà l’eredità di una persona ancora in vita, o con cui si rinuncia in anticipo ai propri diritti, è di regola nullo. È il divieto dei patti successori, previsto dall’art. 458 del codice civile. Esiste una sola grande eccezione, il patto di famiglia per trasmettere l’azienda o le quote societarie. Per tutto il resto servono strumenti diversi: il testamento, la donazione, la divisione fatta dal testatore.
Che cosa sono i patti successori
Succede spesso in famiglia: “mamma ha detto che la casa va a me, ne abbiamo parlato con mio fratello e lui ha firmato che non vuole nulla”. Un accordo di questo tipo, anche scritto e firmato, non ha valore per la legge. La ragione è che la successione si apre soltanto con la morte e che ognuno deve restare libero di cambiare idea fino all’ultimo: per questo l’unico atto che può disporre dell’eredità è il testamento, che si può sempre revocare.
La norma colpisce tre situazioni:
- l’accordo con cui una persona dispone della propria futura eredità, per esempio promettendo a qualcuno la casa o una quota del patrimonio;
- l’atto con cui si dispone dei diritti che potrebbero spettare su un’eredità non ancora aperta, per esempio vendere in anticipo la propria futura quota;
- la rinuncia in anticipo a quei diritti, per esempio il figlio che firma che non chiederà nulla alla morte del genitore.
Cosa succede se un patto del genere è stato firmato
L’accordo è nullo, cioè non produce gli effetti voluti. Chi ha rinunciato in anticipo, quindi, non perde i suoi diritti; chi ha ricevuto una promessa non può farla valere. Attenzione però a due cose: pagamenti o consegne di beni fatti in esecuzione del patto possono dare luogo a questioni di restituzione, e lo stesso accordo, a seconda di come è scritto, va letto caso per caso, perché può nascondere un altro contratto lecito (per esempio una donazione). Per questo, prima di fidarsi di un foglio firmato in famiglia, conviene farlo vedere a un avvocato o a un notaio.
L’eccezione: il patto di famiglia
La stessa norma fa salvo il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti del codice civile). È il contratto con cui l’imprenditore trasferisce l’azienda, o il titolare di partecipazioni societarie trasferisce le quote, a uno o più discendenti. Lo si stipula per atto pubblico davanti al notaio, con la partecipazione del coniuge e di tutti coloro che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento. È uno strumento pensato per il passaggio generazionale delle imprese: non vale per la casa o per altri beni. Ne parliamo in dettaglio nella guida Patto di famiglia: come trasmettere l’azienda o le quote societarie ai figli.
Cosa si può fare, invece, se si vuole programmare la successione
- Il testamento: si può cambiare quante volte si vuole e rispetta la libertà di chi lo fa, ma non può ledere la quota riservata ai familiari più stretti. Vedi Testamento olografo: requisiti di validità e pubblicazione.
- La donazione, che produce effetti subito ma va messa in conto alla morte del donante. Vedi Donazioni ai figli e collazione e Donare la casa ai figli per proteggerla.
- La divisione fatta dal testatore, con cui chi fa testamento indica anche come dividere i beni tra gli eredi. Vedi La divisione fatta dal testatore e il prelegato.
- La rinuncia, ma solo dopo la morte: i familiari possono rinunciare all’eredità soltanto quando la successione si è aperta. Vedi Rinuncia all’eredità: come si fa.
Domande frequenti
Un genitore e un figlio possono firmare che il figlio non chiederà nulla dopo la morte del genitore?
No: è una rinuncia anticipata e quindi nulla. Il figlio potrà decidere solo quando la successione si sarà aperta.
Una scrittura privata in cui promettiamo a un fratello la casa dei genitori vale qualcosa?
Di regola no, se riguarda l’eredità di una persona ancora in vita. Servono invece un testamento, una donazione o un altro strumento adatto al caso concreto.
Il patto di famiglia vale per la casa di famiglia?
No, riguarda solo l’azienda e le partecipazioni societarie.
Posso farmi aiutare a capire se un accordo è valido?
Sì: porta il documento e racconta il contesto in una consulenza, anche in videochiamata. Si valuta il caso concreto, senza promesse di risultato.
Guide collegate
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