- Chi perde la causa di regola paga le spese di lite.
- Se ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, può essere condannato anche a un risarcimento in più.
- Il giudice può anche condannare d’ufficio al pagamento di una somma alla controparte.
- La richiesta va fatta nel corso del giudizio, non dopo.
Pubblicato il 13 ottobre 2026.
La regola base
Le spese di lite seguono la soccombenza: paga chi perde (art. 91 c.p.c.). Il giudice può compensarle, cioè lasciarle a ciascuno, in casi di dubbio o novità della questione.
Per questo valutare i rischi prima di iniziare una causa è parte essenziale della scelta.
La responsabilità aggravata
L’art. 96 c.p.c. prevede che, se la parte ha agito o resistito con mala fede o colpa grave, il giudice la condanna, su richiesta, al risarcimento dei danni. È la cosiddetta «lite temeraria».
Il danno si può liquidare anche in via equitativa, ma non basta chiedere: serve spiegare la mala fede o la colpa grave.
Il terzo comma
Lo stesso articolo permette al giudice, anche d’ufficio, di condannare la parte soccombente a pagare una somma alla controparte, a prescindere dalla prova del danno. È una sanzione per l’abuso del processo.
La Cassazione l’ha usata per liti proposte senza fondamento o per difese pretestuose.
Come usarla
Se sei convenuto in una causa infondata, chiedi la condanna ex art. 96 già nella comparsa o nelle conclusioni. Raccogli i comportamenti scorretti: richieste ripetute, rifiuto di proposte conciliative, prove false.
Se sei attore, valuta bene le prove prima di insistere: una causa temeraria può costare molto.
Caso frequente
Caso frequente descritto in forma generale: nomi, luoghi e dettagli non si riferiscono a persone o pratiche reali.
Un condominio di Napoli fa causa a un condomino per una vecchia questione già decisa. La causa è infondata. Il condomino chiede, oltre alle spese, il risarcimento per lite temeraria.
La soluzione migliore per te
- Se sei convenuto: chiedi l’art. 96 nelle conclusioni e documenta i comportamenti scorretti.
- Se vuoi iniziare una causa: valuta rischio e proposta di accordo.
- Prima della causa: una proposta transattiva documentata aiuta a mostrare la tua buona fede.
Cosa fare subito: Conserva le proposte di accordo e le comunicazioni: contano come prova di buona fede. Nessuna strada garantisce un esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Valuta il rischio di spese e di art. 96 prima di iniziare o difendersi.
- Inserisce la domanda nei tuoi atti.
- Ti aiuta con proposte conciliative scritte.
Domande frequenti
Si può chiedere dopo la sentenza?
No, la domanda va fatta nel giudizio.
Serve provare il danno?
Per il primo comma sì; per il terzo comma no.
Il giudice può farlo d’ufficio?
Sì, per il terzo comma.
Quanto si può ottenere?
Dipende dal caso.
Lo studio riceve a Napoli (P.zza Giovanni Bovio 22 e Via Monte di Dio 14), a Roma e a Bari, su appuntamento, e a distanza.
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Fonti: Normattiva (c.p.c. artt. 91, 96), Corte di Cassazione. Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Testo redatto con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
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