Immagina di avere una scatola di giochi molto bella (la tua azienda) e di decidere di prestarla a un amico per un po’ di tempo in cambio di una “paghetta” mensile (il canone). Anche se sembra uno scambio semplice tra due persone, lo Stato vuole sapere cosa succede per calcolare le tasse giuste.
Nel nostro Studio Legale, ci occupiamo spesso di questi accordi, chiamati contratti di affitto di azienda. Ma quali sono le regole fiscali? Chi paga cosa?
Ecco una guida facile facile per capire come funziona, basata sulle regole attuali.
1. Chi paga le tasse sul “canone” di affitto? (Le Imposte Dirette)
Tutto dipende da chi è il proprietario dell’azienda (il “Concedente”):
- Se il proprietario è una società o un imprenditore con più aziende: I soldi che riceve ogni mese per l’affitto sono considerati guadagni normali. Quindi, ci pagherà sopra le tasse classiche (IRES o IRPEF) e anche l’IRAP.
- Se il proprietario è un imprenditore che affitta l’unica azienda che ha: Qui la cosa cambia! Affittando la sua unica azienda, lui smette momentaneamente di fare l’imprenditore. I soldi che riceve vengono tassati in modo diverso (si chiamano “redditi diversi”). Paga le tasse solo sulla differenza tra quello che incassa e le spese che ha sostenuto. La buona notizia per lui? Non deve pagare l’IRAP.+2
E chi prende l’azienda in affitto (l’Affittuario)? Per lui non ci sono regole strane: paga le tasse normalmente sui guadagni che riesce a fare gestendo l’azienda.
2. Le cose invecchiano: chi scarica il costo? (L’Ammortamento)
Quando usi dei macchinari o dei mobili, questi si consumano e perdono valore. Questo concetto si chiama ammortamento. Chi può “scaricare” questo costo dalle tasse?
- La regola generale: Tocca a chi ha preso l’azienda in affitto. Perché? Perché il Codice Civile dice che deve mantenere tutto funzionante ed efficiente, quindi è giusto che sia lui a dedurre i costi dell’usura.
- L’eccezione: Se nel contratto c’è scritto diversamente (le parti si mettono d’accordo per cambiare la regola del Codice Civile), allora i costi li scarica il proprietario.
3. L’IVA: c’è o non c’è?
L’IVA è quella tassa che si aggiunge quasi sempre ai prezzi. Nel caso dell’affitto di azienda:
- Di solito SI: Se chi affitta è un’impresa che lavora abitualmente, l’affitto è un “servizio” e quindi si applica l’IVA.+2
- A volte NO: Se il proprietario è quel famoso imprenditore che ha affittato l’unica azienda e ha smesso di lavorare (perdendo la qualifica di imprenditore), allora l’IVA non si applica mai.
4. La tassa per registrare il contratto (Imposta di Registro)
Quando si firma questo contratto, bisogna portarlo all’Ufficio delle Entrate per registrarlo. Anche qui ci sono due strade:
- Se c’è l’IVA: Si paga una tassa fissa (piccola, indicata nel documento in euro 168,00). Attenzione però: se nell’azienda ci sono immobili (muri, capannoni), su quella parte di affitto si paga il 2%.+1
- Se NON c’è l’IVA: Si paga una tassa proporzionale, cioè il 3% del valore del canone.
Hai bisogno di aiuto?
L’affitto di azienda è un’operazione delicata che richiede precisione per evitare errori con il fisco.
Se hai dubbi o devi redigere un contratto, contattaci subito. Presso il nostro studio, i nostri avvocati, affiancati da un notaio per gli aspetti notarili, sono pronti a guidarti passo dopo passo per proteggere i tuoi interessi.