In 30 secondi. Con la sentenza n. 22986 del 2026 (Sezione seconda, decisa il 28 maggio, depositata il 9 luglio 2026) la Cassazione ha cassato con rinvio una decisione in tema di azione di riduzione. Il caso: patrimonio lasciato di appena 1.254,66 euro, donazioni per 1.382.912 euro. La Corte ritiene che, quando il patrimonio relitto è così esiguo da non incidere sul modo in cui si ripartisce il peso della reintegrazione della legittima, la regola dell’art. 564 c.c. sull’accettazione con beneficio d’inventario perde la sua ragione.
Che cosa ha affermato la Corte
Secondo il testo della sentenza, la ratio dell’art. 564 c.c. è tutelare legatari e donatari con un preventivo accertamento delle sostanze ereditarie nelle forme pubbliche dell’inventario. Questa ratio non sussiste solo quando il defunto si è spogliato in vita dell’intero patrimonio, ma anche quando il patrimonio lasciato è talmente esiguo da non avere reale incidenza nella distribuzione del peso della reintegrazione. La valutazione non è rigida: si fa caso per caso e spetta al giudice di merito; l’apprezzamento sul patrimonio «minimale e irrisorio» non può essere censurato in Cassazione. La Corte richiama Cass. 26289/2025.
Perché la sentenza è comunque cassata
La Corte accoglie il terzo motivo: il giudice d’appello aveva sbagliato la massa di calcolo (la riunione fittizia), considerando una quota donata di 210/630 invece di 190/630. L’errore, riguardando la ricostruzione della massa, travolge la pronuncia di riduzione. Il giudizio riparte davanti alla Corte d’appello di Trento in diversa composizione.
Fonti ufficiali
- Corte di cassazione, Sez. 2 civile, sentenza n. 22986/2026, banca dati Italgiure (testo letto sul sito ufficiale)
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Contenuto informativo, non costituisce parere legale. Pubblicato e aggiornato il 4 ottobre 2026. Testo preparato con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la responsabilità dell’avv. Renato Giuseppe Fiorentino.