- Il d.lgs. 231/2001 fa rispondere la società per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio.
- Un modello di organizzazione adottato prima del fatto e attuato davvero può evitare la responsabilità dell’ente.
- Il modello va scritto sull’attività concreta dell’impresa: un testo copiato non basta.
A chi si applica
Il decreto disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi che dipendono da un reato. Vale per gli enti con personalità giuridica, per le società e per le associazioni anche senza personalità giuridica. Non vale per lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli altri enti pubblici non economici, né per gli enti con funzioni di rilievo costituzionale (art. 1).
Quando risponde la società
L’ente risponde dei reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da due gruppi di persone (art. 5):
- chi rappresenta, amministra o dirige l’ente, o una sua unità organizzativa autonoma, e chi ne esercita anche di fatto la gestione e il controllo;
- chi lavora sotto la direzione o la vigilanza di questi soggetti.
L’ente non risponde se chi ha commesso il reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.
Il modello di organizzazione
Se il reato è commesso da un amministratore o da un dirigente, l’ente non risponde se prova quattro cose (art. 6):
- prima del fatto, l’organo dirigente ha adottato e attuato davvero un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati come quello avvenuto;
- il compito di controllare il modello e di aggiornarlo è stato affidato a un organismo con autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
- l’autore ha commesso il reato eludendo il modello con inganno;
- l’organismo di controllo ha vigilato in modo sufficiente.
Il modello deve almeno: individuare le attività in cui possono essere commessi reati; prevedere protocolli per le decisioni dell’ente; gestire le risorse finanziarie in modo da impedire i reati; prevedere obblighi di informazione verso l’organismo di controllo; introdurre un sistema disciplinare per chi non rispetta le regole.
Nelle imprese piccole, i compiti dell’organismo di controllo possono essere svolti direttamente dall’organo dirigente.
Se il reato è commesso da un dipendente
Per chi è sottoposto alla direzione altrui, l’ente risponde se il reato è stato reso possibile dalla mancata direzione o vigilanza. Questa mancanza è esclusa se l’ente, prima del fatto, aveva adottato e attuato un modello idoneo (art. 7).
Le sanzioni
Le sanzioni sono la sanzione pecuniaria, le sanzioni interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza (art. 9). La sanzione pecuniaria si applica sempre ed è calcolata per quote (art. 10).
Importante
Il decreto è stato modificato più volte, anche negli articoli sul modello e sull’elenco dei reati. Per un caso concreto vanno controllati il testo in vigore e i reati inclusi al momento del fatto.
Domande frequenti
Il modello 231 è obbligatorio?
Il testo letto non lo impone: dice che l’ente, se lo adotta e lo attua prima del fatto, può evitare la responsabilità. Se serva alla tua impresa si valuta caso per caso.
Basta un modello standard?
No. Deve essere idoneo a prevenire i reati possibili nella tua attività e deve essere attuato davvero. Per questo parte dall’analisi dei processi dell’impresa.
Chi controlla il modello?
Un organismo dell’ente con autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Nelle imprese piccole il compito può essere svolto dall’organo dirigente.
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Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Fonti ufficiali lette: d.lgs. 8 giugno 2001 n. 231, artt. 1 (Normattiva) e 5, 6, 7, 9, 10 (Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19.6.2001, testo originario). Questo testo è stato preparato con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
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La strada che di solito conviene
Le strade possibili
- Non adottare nessun modello e accettare il rischio.
- Adottare un modello standard.
- Costruire un modello sull’attività concreta, con organismo di controllo e formazione.
Quale conviene di solito e perché
Di solito conviene la terza: è l’unica che il testo del decreto descrive come idonea, cioè costruita sui rischi dell’impresa e attuata davvero. Un modello copiato rischia di non servire proprio quando serve.
Cosa fare subito
- Elenca le attività in cui l’impresa ha rapporti con la pubblica amministrazione, gestisce denaro o ha obblighi di sicurezza.
- Verifica se esiste già un modello e chi lo controlla.
- Chiedi un controllo prima che accada un fatto: il modello vale se adottato prima.
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto: questa indicazione non è una promessa di esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Rileggi con la tua impresa i processi a rischio, insieme al commercialista.
- Verifica che il modello esistente sia attuato e aggiornato.
- Prepara un piano di intervento prima che si presenti un problema.
Lo studio offre consulenza anche a distanza, con documenti inviati online. Prima dell’incarico ricevi un preventivo scritto. Le sedi sono a Napoli, Roma e Bari, su appuntamento.