- Se il giudice stabilisce che l’assegno divorzile non ti spettava fin dall’inizio, puoi dover restituire le somme ricevute dopo la sentenza di divorzio.
- Se invece l’assegno viene solo ridotto perché cambia la situazione economica, di solito non si restituisce niente.
- Per difendere l’assegno devi provare con documenti i sacrifici fatti per la famiglia.
Pubblicato l’11 ottobre 2026.
Cosa ha deciso la Cassazione
Con l’ordinanza n. 1999, depositata il 29 gennaio 2026, la Cassazione ha esaminato il caso di un’ex moglie. Il Tribunale le aveva riconosciuto un assegno divorzile di 500 euro al mese. La Corte d’appello di Bologna lo aveva escluso e l’aveva condannata a restituire quanto aveva incassato dopo che la sentenza di divorzio era diventata definitiva. La Cassazione ha respinto il suo ricorso.
Il motivo è semplice: le sue richieste erano troppo generiche. Parlava di una scelta di lavoro part-time fatta tanti anni prima, ma non indicava i redditi, le occasioni perse né i vantaggi che l’altro coniuge ne aveva avuto.
Quando si restituiscono le somme
Secondo le sintesi della decisione, bisogna distinguere due situazioni:
- L’assegno non ti spettava fin dall’inizio. Il giudice accerta che mancavano i presupposti già alla sentenza di divorzio. In questo caso le somme incassate dopo il divorzio possono essere chieste indietro.
- Cambiano solo le condizioni economiche. Per esempio, l’assegno viene ridotto perché chi paga guadagna meno. Qui di solito le somme già ricevute non si restituiscono, perché l’assegno serve al sostentamento e si presume speso.
L’assegno di mantenimento della separazione resta dovuto fino a quando il divorzio diventa definitivo.
Come ti prepari
- Se chiedi l’assegno: raccogli buste paga, dichiarazioni dei redditi e prove delle rinunce di lavoro fatte per la famiglia. Una differenza di reddito, da sola, non basta.
- Se lo ricevi e il giudice lo mette in discussione: non spendere tutto senza capire il rischio e fatti guidare da un avvocato.
- Se lo paghi: tieni le ricevute dei bonifici, perché ti servono per ogni richiesta di rimborso.
Caso frequente
Caso frequente descritto in forma generale: nomi, luoghi e dettagli non si riferiscono a persone o pratiche reali.
Dopo il divorzio, un ex marito paga ogni mese l’assegno stabilito dal Tribunale. In appello il giudice conclude che l’ex moglie non aveva provato i sacrifici professionali e toglie l’assegno. L’ex marito chiede la restituzione di ciò che ha pagato dopo il divorzio. La risposta dipende dalle prove e dal motivo per cui l’assegno è stato tolto, e va valutata caso per caso.
La soluzione migliore per te
- Se chiedi o difendi l’assegno: la strada più solida è una domanda precisa e documentata, con redditi, occasioni di lavoro perse e contributo dato alla famiglia. Le richieste generiche, come nel caso deciso, rischiano di non bastare.
- Se lo paghi e la sentenza ti dà ragione: di solito conviene prima chiedere la restituzione con una lettera formale e, se l’altra parte non risponde, valutare un accordo a rate. Il recupero forzato ha costi e tempi più lunghi.
- Se lo ricevi e l’assegno è messo in discussione: conviene conservare le somme, non spendere tutto e chiedere subito un parere, anche per proporre un pagamento rateale se emerge un obbligo di restituire.
Cosa fare subito: metti insieme sentenze, bonifici e documenti sui redditi e porta tutto a un avvocato prima di muoverti. Nessuna strada garantisce un esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Controlla sentenze, redditi e bonifici per capire se hai diritto a chiedere, difendere o restituire l’assegno.
- Prepara con te i documenti che servono a provare il contributo dato alla famiglia.
- Cerca un accordo con l’ex coniuge e, se non basta, ti segue nel giudizio.
Domande frequenti
Se l’assegno viene ridotto, devo restituire la differenza?
Di solito no, se la riduzione dipende da cambiamenti economici successivi. Se invece si accerta che non spettava fin dall’inizio, sì. Chiedi a un avvocato di guardare la sentenza.
Una differenza di stipendio basta per ottenere l’assegno?
No. Devi dimostrare che lo squilibrio nasce dalle scelte fatte insieme per la famiglia.
Cosa succede se l’importo viene cambiato in appello?
Dipende dai motivi. Per questo conta molto leggere con attenzione la motivazione della sentenza.
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Fonti: Corte di Cassazione, Normattiva (legge 898/1970). Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Testo redatto con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
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