- Se il cliente non paga, la fattura e il contratto sono le prove di base per chiedere il compenso.
- Il passo più rapido è un decreto ingiuntivo, che il giudice può emettere sulla base dei documenti.
- Per molti compensi professionali la prescrizione è breve, di norma tre anni: non aspettare.
- Prima di agire una diffida scritta serve a interrompere la prescrizione e a mettere in mora il cliente.
Pubblicato il 13 ottobre 2026.
Le prove che servono
Per chiedere il compenso devi dimostrare l’incarico e il lavoro svolto. Servono il contratto o la lettera di incarico, le email, la fattura, i documenti consegnati e i messaggi in cui il cliente conferma o non contesta.
Se l’incarico era solo a voce, raccogli le prove indirette: messaggi, bonifici di acconti, testimoni. Una lettera di incarico scritta per il futuro evita molti problemi.
La diffida
Una lettera di diffida, con PEC o raccomandata, ha due effetti: mette in mora il cliente e interrompe la prescrizione. Indica l’importo, la fattura, il termine per pagare (ad esempio quindici giorni) e cosa farai dopo.
Per i rapporti con imprese e con la pubblica amministrazione valgono anche gli interessi di mora previsti dal d.lgs. 231/2002, di solito molto più alti di quelli legali.
Il decreto ingiuntivo
Con la fattura e gli altri documenti puoi chiedere al tribunale un decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.). Se il cliente non fa opposizione entro il termine, diventa titolo esecutivo e puoi pignorare. Per alcune professioni c’è il parere dell’Ordine sulla parcella e, per gli avvocati, un rito specifico.
Se il cliente si oppone, la causa si apre e dovrai provare l’incarico e il lavoro. Un decreto ben documentato resta una buona strada.
Termini e costi
Per i professionisti il diritto al compenso si prescrive di norma in tre anni, dal compimento della prestazione o dalla cessazione dell’incarico (art. 2956 c.c.). Per altri crediti commerciali i termini sono diversi.
Valuta se conviene: confronta importo, probabilità di pagamento e costi. Spesso un accordo a rate, firmato e garantito, è la scelta migliore.
Caso frequente
Caso frequente descritto in forma generale: nomi, luoghi e dettagli non si riferiscono a persone o pratiche reali.
Un ingegnere di Napoli consegna il progetto a un cliente e invia la fattura di 12.000 euro. Il cliente dice «ci penso» da otto mesi. Non c’era un contratto scritto, ma esistono molte email e un acconto di 2.000 euro.
La soluzione migliore per te
- Subito: raccogli email e fattura e invia una diffida con un termine breve.
- Se non paga: di solito conviene il decreto ingiuntivo, perché è rapido e si basa sui documenti.
- Se propone un accordo: accetta solo con piano scritto, scadenze chiare e una garanzia o una clausola che renda subito esigibile il resto se salta una rata.
Cosa fare subito: Metti in ordine fattura, email e acconti e segna la data di fine lavori per calcolare la prescrizione. Nessuna strada garantisce un esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Verifica prove e termini e imposta la richiesta migliore.
- Prepara diffida e decreto ingiuntivo.
- Ti aiuta a negoziare un piano di pagamento sicuro.
Domande frequenti
Serve un contratto scritto per chiedere il compenso?
No, ma aiuta. Altre prove possono bastare.
Entro quando devo agire?
Di norma tre anni per molti compensi professionali. Verifica il tuo caso.
Posso chiedere gli interessi?
Sì, e con le imprese in genere sono più alti.
Il decreto ingiuntivo è sempre possibile?
Serve una prova scritta del credito. Se manca, si fa una causa ordinaria.
E se il cliente non ha beni?
Si valuta prima: ricerche patrimoniali e accordi possono evitare spese inutili.
Lo studio riceve a Napoli (P.zza Giovanni Bovio 22 e Via Monte di Dio 14), a Roma e a Bari, su appuntamento, e a distanza. Il primo incontro è in italiano.
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Fonti: Normattiva (c.p.c. art. 633; c.c. art. 2956; d.lgs. 231/2002). Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Testo redatto con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
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