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- Di regola, nei rapporti interni, le somme di un conto cointestato si presumono di ciascuno in parti uguali: alla morte di un titolare circa metà del saldo entra nell’eredità.
- La presunzione ammette prova contraria: se i soldi arrivavano solo da uno dei titolari, la quota ereditaria può essere diversa.
- Il superstite non diventa automaticamente titolare di tutto il saldo e, se preleva oltre la sua parte, deve rendere conto agli eredi.
Aggiornato il 16 ottobre 2026.
Molti coniugi, o genitori e figli, hanno un conto corrente cointestato. Alla morte di uno dei titolari sorgono spesso dubbi: il superstite può continuare a usare il conto? Le somme sono tutte sue? Il conto cointestato non è una “via d’uscita” dalla successione: per evitare contestazioni è utile ricostruire l’origine delle somme e documentare ogni operazione successiva al decesso.
La presunzione di parti uguali
In base all’art. 1298 c.c., nei rapporti interni tra i cointestatari le somme si presumono appartenenti a ciascuno in parti uguali. Alla morte di uno dei titolari, quindi, di norma metà del saldo entra nell’eredità e spetta agli eredi, compreso eventualmente lo stesso cointestatario superstite.
È però una presunzione che ammette prova contraria: se si dimostra che i versamenti provenivano solo da uno dei titolari (per esempio, lo stipendio o la pensione del defunto), la quota ereditaria può essere diversa.
Un caso frequente: il conto cointestato con la madre o con il padre
Capita che un figlio abbia un conto cointestato con un genitore e che, dopo la morte del genitore, i fratelli chiedano di dividere il saldo mentre il figlio sostiene che i soldi erano suoi. In questi casi la vera domanda è da dove arrivavano i soldi: di solito si ricostruiscono i versamenti degli ultimi anni con gli estratti conto, si verifica chi ha alimentato il conto e, se la presunzione di parti uguali non regge, si dimostra con i documenti a chi appartenevano le somme. Poi si passa alla dichiarazione di successione e a una proposta di divisione tra gli eredi; se l’accordo non arriva, restano la mediazione e la causa.
Cosa fa la banca
Nel conto a firme disgiunte, ciascun cointestatario può operare da solo. Dopo la comunicazione del decesso, però, molte banche limitano l’operatività o chiedono la documentazione successoria prima di consentire prelievi sulla quota del defunto. Nel conto a firme congiunte servono le firme di tutti gli aventi diritto, eredi compresi.
Anche quando la banca consente al superstite di prelevare, questi resta tenuto a rendere conto agli eredi della quota che non gli spetta.
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Prelievi prima o dopo la morte
Prelievi consistenti effettuati poco prima o subito dopo il decesso sono una frequente fonte di liti tra familiari. Gli eredi possono chiedere gli estratti conto (art. 119 TUB) e, se necessario, la restituzione delle somme sottratte alla massa ereditaria.
Cointestazione e donazione
Cointestare un conto a un familiare non significa automaticamente donargli metà delle somme. La Cassazione ritiene che la cointestazione possa valere come donazione indiretta solo se si prova che il titolare delle somme aveva l’intenzione di arricchire l’altro.
Diverso è il caso del trasferimento di strumenti finanziari eseguito dalla banca su ordine del titolare a favore di un altro: per le Sezioni Unite (sent. n. 18725/2017) si tratta di una donazione diretta, che richiede l’atto pubblico, altrimenti è nulla.
Nella dichiarazione di successione
La quota del conto cointestato spettante al defunto va indicata nella dichiarazione di successione, sulla base della certificazione del saldo rilasciata dalla banca.
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La strada che di solito conviene
Le strade possibili
- Ricostruire l’origine delle somme per capire se la presunzione di parti uguali regge.
- Concordare con la banca e con gli altri eredi la documentazione successoria necessaria.
- Chiedere gli estratti conto e, se servono, la restituzione di somme sottratte alla massa ereditaria.
Quale conviene di solito e perché
Dipende dal caso. Di norma metà del saldo entra nell’eredità, ma la presunzione ammette prova contraria. Per questo conviene partire dalla ricostruzione documentale e dal confronto con gli altri eredi, prima di arrivare a una contestazione sulle somme prelevate.
Cosa fare subito
- Raccogli gli estratti conto e individua da chi provenivano i versamenti degli ultimi anni.
- Documenta ogni operazione successiva al decesso.
- Richiedi alla banca la certificazione del saldo alla data del decesso.
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto: questa indicazione non è una promessa di esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Il cointestatario superstite che preleva resta tenuto a rendere conto agli eredi della quota che non gli spetta.
- La quota del conto spettante al defunto va indicata nella dichiarazione di successione.
- Gli eredi possono chiedere alla banca gli estratti conto.
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Domande frequenti
Alla morte di un cointestatario i soldi del conto entrano nell’eredità?
Di regola sì, per la quota che si presume sua: nei rapporti interni le somme si presumono in parti uguali (art. 1298 c.c.), quindi di norma circa metà del saldo entra nell’eredità.
Il cointestatario superstite diventa titolare di tutto il saldo?
No. Può operare sul conto secondo le regole della banca, ma resta tenuto a rendere conto agli eredi della quota che non gli spetta.
Si può dimostrare che i soldi erano solo di uno dei titolari?
Sì, con le prove dei versamenti: la presunzione di parti uguali si può superare, ad esempio mostrando che il conto era alimentato solo dalla pensione o dallo stipendio di uno dei titolari.
La banca blocca il conto dopo il decesso?
Dopo la comunicazione del decesso molte banche limitano le operazioni o chiedono i documenti della successione prima di consentire prelievi sulla quota del defunto.
La cointestazione è una donazione?
Non automaticamente: secondo la Cassazione può valere come donazione indiretta solo se si prova l’intenzione di arricchire l’altro titolare.
Fonti: Normattiva, art. 1298 codice civile; art. 119 d.lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario); Cassazione, Sezioni Unite, sent. n. 18725/2017; Agenzia delle Entrate, dichiarazione di successione. Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso.