In 30 secondi
- Una diagnosi tardiva non è sempre colpa del medico: bisogna dimostrare che gli accertamenti erano dovuti e che il ritardo ha peggiorato la situazione.
- Il danno può consistere nella perdita di possibilità di cura o di guarigione (perdita di chance), se la possibilità era concreta.
- Decide la perizia medico-legale sulla cartella clinica.
Un tumore scoperto in stadio avanzato, una frattura non vista in pronto soccorso, un infarto scambiato per un malessere: sono i casi tipici di diagnosi tardiva o sbagliata. Capire se c’è diritto a un risarcimento richiede di distinguere tre domande.
Aggiornato il 14 ottobre 2026. Norme e criteri sono riportati in sintesi: va sempre verificato il testo vigente.
Le tre domande da porsi
- C’era qualcosa da vedere? Gli esami, i sintomi e la storia clinica imponevano ulteriori accertamenti?
- Il ritardo ha fatto danno? Una diagnosi più precoce avrebbe consentito cure migliori o meno invasive?
- Quanto? Che cosa ha perso il paziente: salute, qualità di vita, possibilità di guarire?
Cos’è la perdita di chance
Quando non si può dire con certezza che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato il danno, la giurisprudenza riconosce in certi casi il danno da perdita di chance: la perdita della possibilità concreta di guarire o di avere cure migliori. Non basta una possibilità vaga o ipotetica: va dimostrata con la perizia. La sua quantificazione è tecnica e dipende dal caso.
Cosa serve per dimostrarlo
- Cartella clinica e referti dei primi accessi.
- Esami e immagini, anche successive, per confrontare i tempi.
- Il racconto dei sintomi e delle visite in ordine di date.
- Una perizia medico-legale che valuti il ritardo e le conseguenze.
Chi risponde
La struttura sanitaria risponde di regola a titolo contrattuale; il singolo medico a titolo extracontrattuale (art. 7 legge 24/2017). Prima della causa serve un tentativo di conciliazione (art. 696-bis c.p.c. o mediazione). I termini sono di regola dieci anni verso la struttura e cinque verso il medico.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
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Domande frequenti
Ogni diagnosi tardiva dà diritto al risarcimento?
No: bisogna dimostrare che gli accertamenti erano dovuti e che il ritardo ha causato un danno.
Che cos’è la perdita di chance?
È la perdita di una possibilità concreta di guarire o di avere cure migliori, valutata con perizia.
Posso agire se il paziente è deceduto?
Sì, i familiari possono agire per il danno subito e, in certi casi, per quello del congiunto; i termini vanno verificati subito.
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Fonti: legge 8 marzo 2017, n. 24 (artt. 7, 8); art. 696-bis c.p.c. Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso.