In 30 secondi
- Un’infezione dopo un ricovero o un intervento non è sempre evitabile, ma la struttura deve dimostrare di aver adottato le misure di prevenzione.
- Il paziente deve provare il ricovero, l’infezione e il collegamento con la degenza o l’intervento.
- La cartella clinica e la perizia medico-legale sono decisive.
Febbre alta, ferita che non guarisce, necessità di un secondo intervento: le infezioni contratte in ospedale o in clinica (dette nosocomiali) sono tra i casi di malasanità più frequenti. Il punto giuridico è chi deve provare che cosa.
Aggiornato il 14 ottobre 2026. Norme e criteri sono riportati in sintesi: va sempre verificato il testo vigente.
Quando l’infezione non è colpa di nessuno
Alcune infezioni si verificano nonostante tutte le precauzioni. La struttura non risponde se dimostra di aver fatto tutto il necessario o che l’infezione dipendeva da cause non evitabili. Non basta però un richiamo generico ai protocolli: la giurisprudenza richiede, di regola, la prova di misure di prevenzione specifiche e concretamente applicate.
Cosa deve provare il paziente
- Il rapporto con la struttura (ricovero, intervento, visita).
- L’infezione e i suoi effetti (esami, cure, nuovi interventi, giorni di malattia).
- Il collegamento ragionevole con la degenza o l’intervento: ad esempio i tempi di insorgenza.
La struttura, per sottrarsi, dovrà dimostrare le misure adottate: sterilizzazione dei ferri, igiene della sala, profilassi antibiotica, sorveglianza delle infezioni.
I documenti che servono
- Cartella clinica e cartella operatoria.
- Esami colturali e antibiogramma.
- Dimissioni e referti dei controlli successivi.
- Spese e certificati di malattia.
I passi pratici
- Chiedi per iscritto la cartella clinica (entro sette giorni, art. 4 legge 24/2017).
- Fai valutare i documenti da un medico legale.
- Tenta la conciliazione obbligatoria (art. 696-bis c.p.c. o mediazione).
- Se non c’è accordo, valuta la causa civile.
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Domande frequenti
L’ospedale risponde sempre di un’infezione?
No: non risponde se prova di aver adottato le misure di prevenzione adeguate o che l’infezione non era evitabile.
Chi deve provare che l’infezione è stata contratta in ospedale?
Il paziente deve fornire elementi sul collegamento con la degenza; poi la struttura deve provare le misure adottate.
Quanto tempo ho per agire?
Di regola dieci anni verso la struttura e cinque verso il medico, ma conviene muoversi subito.
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Fonti: legge 8 marzo 2017, n. 24 (artt. 4, 7, 8); art. 696-bis c.p.c. Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso.