Mantenimento dei figli maggiorenni: fino a quando è dovuto

Il mantenimento del figlio maggiorenne non cessa a 18 anni: dura fino all’autosufficienza economica. Criteri della Cassazione, onere della prova e revoca.

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Mantenimento dei figli maggiorenni: fino a quando è dovuto

RFAvv. Renato Giuseppe Fiorentino·Pubblicato il 26 settembre 2026·Aggiornato il 26 settembre 2026·Lettura 2 min

L’obbligo di mantenere i figli non si estingue automaticamente con la maggiore età. Secondo la giurisprudenza della Cassazione, dura finché il figlio non raggiunge l’indipendenza economica oppure finché non avrebbe potuto raggiungerla con un impegno diligente negli studi o nella ricerca di un lavoro. Non esiste un’età fissata dalla legge, ma più il figlio si allontana dai 18 anni, più il diritto diventa difficile da sostenere.

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Il mantenimento del figlio maggiorenne dura fino all’autosufficienza economica, effettiva o esigibile con un impegno diligente. Con il passare degli anni l’onere della prova si sposta sul figlio. La revoca va chiesta al giudice: ogni situazione va valutata sui documenti.

Riferimenti normativi e giurisprudenziali

art. 315-bis c.c.art. 337-septies c.c.artt. 473-bis e seguenti c.p.c.

Da quali norme deriva l'obbligo?

L’art. 315-bis c.c. riconosce al figlio il diritto di essere mantenuto, educato e istruito nel rispetto delle sue capacità e aspirazioni. L’art. 337-septies c.c. consente al giudice di disporre, in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, un assegno periodico, di regola versato direttamente all’interessato.

Neomaggiorenne e figlio adulto: la distinzione della Cassazione

Con l’ordinanza n. 12121 dell’8 maggio 2025 la Prima Sezione civile ha riassunto i criteri ormai consolidati, sulla scia dell’orientamento avviato da Cass. n. 17183/2020:

  • per il figlio neomaggiorenne che prosegue gli studi o una formazione seria, il diritto si presume ancora esistente e spetta al genitore che chiede la revoca provare il contrario;
  • per il figlio adulto, lontano dalla maggiore età, l’onere si inverte: è il figlio a dover dimostrare di essersi attivato e che la mancata autonomia non dipende da sua inerzia;
  • il giudice valuta in concreto il percorso formativo, le capacità lavorative, il mercato del lavoro locale e le difficoltà di accesso all’occupazione.

Prevale il cosiddetto principio di autoresponsabilità: il mantenimento non può trasformarsi in una rendita a tempo indefinito.

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Quando si può chiedere la revoca?

Sono circostanze tipicamente rilevanti:

1
un lavoro stabile o comunque idoneo a garantire una vita autonoma, anche se non corrispondente alle aspirazioni del figlio;
2
il rifiuto ingiustificato di occasioni di lavoro;
3
un percorso di studi abbandonato o protratto senza risultati per un tempo irragionevole;
4
la formazione di un nuovo nucleo familiare autonomo.

Una volta raggiunta l’indipendenza economica, un’eventuale perdita successiva del lavoro, di regola, non fa rivivere l’obbligo di mantenimento, salvo il diverso diritto agli alimenti in caso di bisogno.

Cosa succede se il genitore smette di pagare da solo?

Sospendere i versamenti senza un provvedimento del giudice è rischioso: l’assegno resta dovuto finché il titolo non viene modificato. La strada corretta è la domanda di revisione (oggi disciplinata dagli artt. 473-bis e seguenti c.p.c.). Quanto alle somme già versate, le Sezioni Unite (sent. n. 32914/2022) hanno chiarito che le prestazioni di natura alimentare sono, in linea generale, irripetibili, con alcune eccezioni legate alle circostanze del caso.

Domande frequenti

DDa quali norme deriva l'obbligo?

RL'art. 315-bis c.c. riconosce al figlio il diritto di essere mantenuto, educato e istruito nel rispetto delle sue capacità e aspirazioni. L'art. 337-septies c.c. consente al giudice di disporre, in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, un assegno periodico, di regola versato direttamente all'interessato.

DQuando si può chiedere la revoca?

RSono circostanze tipicamente rilevanti: un lavoro stabile o comunque idoneo a garantire una vita autonoma, anche se non corrispondente alle aspirazioni del figlio; il rifiuto ingiustificato di occasioni di lavoro; un percorso di studi abbandonato o protratto senza risultati per un tempo irragionevole.

DCosa succede se il genitore smette di pagare da solo?

RSospendere i versamenti senza un provvedimento del giudice è rischioso: l'assegno resta dovuto finché il titolo non viene modificato. La strada corretta è la domanda di revisione (oggi disciplinata dagli artt. 473-bis e seguenti c.p.c.).

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In sintesi

Il mantenimento del figlio maggiorenne dura fino all’autosufficienza economica, effettiva o esigibile con un impegno diligente. Con il passare degli anni l’onere della prova si sposta sul figlio. La revoca va chiesta al giudice: ogni situazione va valutata sui documenti.

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Contenuto informativo aggiornato il 26 settembre 2026. Non costituisce parere legale.

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