- La comunione dei beni non aspetta il divorzio: si scioglie già nella fase della separazione.
- Nella separazione giudiziale conta il giorno in cui il presidente autorizza i coniugi a vivere separati; in quella consensuale, la firma del verbale davanti al presidente, se poi viene omologato.
- Da quella data, ciò che ciascuno compra è di solito solo suo.
La data che conta
L’art. 191 del codice civile stabilisce che, in caso di separazione, la comunione si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati. Per la separazione consensuale vale la data in cui i coniugi firmano il verbale davanti al presidente, purché l’accordo sia poi omologato. Con la negoziazione assistita la data è quella in cui l’accordo viene certificato dagli avvocati. Prima della legge n. 55/2015 la comunione durava fino alla sentenza di separazione.
Cosa cambia in pratica
Stipendi, acquisti e risparmi dopo quella data entrano nel patrimonio personale di chi li ha avuti. I beni comprati prima restano comuni fino alla divisione. Per questo è importante sapere con precisione quando inizia la nuova fase.
Divisione dei beni comuni
Sciolta la comunione, i beni comuni vanno divisi. Si può fare d’accordo, anche con un atto dal notaio, oppure con una causa di divisione. Su una casa cointestata puoi vedere anche la nostra guida sui coniugi che non vogliono vendere.
Caso frequente
Caso frequente descritto in forma generale: nomi, luoghi e dettagli non si riferiscono a persone o pratiche reali.
Un coniuge riceve un premio di produzione sei mesi dopo l’udienza davanti al presidente, quando la separazione è ancora in corso. L’altro pensa che spetti anche a lui perché il divorzio non c’è ancora. La data dell’autorizzazione a vivere separati dice se quella somma è sua o è comune.
La soluzione migliore per te
- Se stai per separarti: annota la data del verbale o dell’ordinanza del presidente: da lì decidi come trattare acquisti e risparmi.
- Se hai comprato qualcosa dopo la separazione: conserva l’atto e la prova che hai pagato con soldi tuoi, per evitare richieste dell’ex.
- Se i beni comuni non sono divisi: di solito conviene dividere con un accordo scritto dal notaio, più rapido e meno costoso di una causa.
Cosa fare subito: Recupera il verbale di udienza o l’accordo e annota la data; prepara un elenco dei beni comuni. Nessuna strada garantisce un esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Individua la data esatta in cui si è sciolta la comunione nel tuo caso.
- Ti aiuta a dividere conti, casa e quote con un accordo scritto.
- Se serve, prepara la causa di divisione.
Domande frequenti
La comunione finisce con il divorzio?
No, di solito finisce prima, nella separazione, con le date indicate dall’art. 191 c.c.
Un acquisto dopo la separazione è sempre solo mio?
Di solito sì, se avviene dopo la data in cui la comunione si è sciolta. Meglio conservare la prova dei pagamenti.
Devo dividere subito i beni comuni?
No, ma conviene farlo presto: la casa e i conti comuni restano un motivo di conflitto.
Lo studio riceve a Napoli (P.zza Giovanni Bovio 22 e Via Monte di Dio 14), a Roma e a Bari, su appuntamento, e a distanza. Il primo incontro è in italiano.
Prenota una consulenza · Scrivici su WhatsApp · Chiamaci al 347 5264190
Leggi anche
Fonti: Normattiva, Corte di Cassazione. Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Testo redatto con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
Pagina principale della materia: Separazione e divorzio a Napoli: tutte le guide e come contattare lo studio →