Sì. La donazione fatta da una persona incapace di intendere o di volere al momento dell’atto può essere annullata, anche se il donante non era interdetto (art. 775 c.c.). Possono agire il donante, i suoi eredi o aventi causa. L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno della donazione. Per la Cassazione non serve la prova di una totale assenza delle facoltà mentali: basta un turbamento che impedisca una seria valutazione dell’atto (Cass. n. 19874/2024).
In 30 secondi
La donazione fatta da chi non era in grado di intendere o di volere si può annullare, senza provare la malafede del donatario. L’azione spetta al donante e ai suoi eredi e si prescrive in cinque anni dall’atto. Scaduto quel termine, resta solo l’eventuale azione di riduzione dopo la morte.
Da ricordare
cinque anni dal giorno della donazione
dieci anni
cinque anni
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Che differenza c'è con gli altri contratti?
Per i contratti in generale, l’annullamento per incapacità naturale richiede anche la malafede dell’altro contraente (art. 428 c.c.). Per la donazione questo requisito non c’è. Basta dimostrare che il donante, in quel momento, non era in grado di capire o di volere l’atto.
Come si prova l'incapacità?
Con ogni mezzo. Sono utili, ad esempio:
- cartelle cliniche e certificati del periodo dell’atto;
- diagnosi di malattie neurologiche o psichiatriche;
- testimonianze di familiari, badanti, medici;
- una consulenza tecnica medico-legale disposta dal giudice.
La valutazione riguarda il momento della firma. Se la malattia era stabile e grave, il giudice può presumere l’incapacità anche in quel giorno, salvo prova contraria.
Hai un caso simile? Puoi sottoporre i documenti allo Studio per una valutazione.
Richiedi una consulenzaLa presenza del notaio esclude l'incapacità?
Non necessariamente. Il notaio verifica l’identità e la volontà apparente delle parti, ma non è un medico. Una prova medica contraria può prevalere sull’impressione riportata nell’atto. Nei casi più delicati la valutazione clinica del periodo è decisiva.
Da quando decorrono i cinque anni?
Dal giorno della donazione, non dalla morte del donante. È il punto più delicato. Se il genitore vive ancora a lungo dopo l’atto, gli altri figli possono trovarsi con il termine già scaduto quando si apre la successione. Per questo, se il genitore è già sotto amministrazione di sostegno, l’amministratore può valutare l’azione anche prima.
Se il termine è scaduto non resta nulla?
Resta, alla morte del donante, l’azione di riduzione se la donazione lede la legittima. È uno strumento diverso: non cancella la donazione, ma recupera il valore necessario a reintegrare la quota riservata. Si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione.
Esempio pratico
Una madre di 88 anni, con una diagnosi di demenza documentata da mesi, dona la casa al figlio che la assiste. L’altra figlia lo scopre due anni dopo, consultando una visura. Raccoglie la documentazione clinica del periodo e la sottopone a un medico legale. Siccome i cinque anni dalla donazione non sono ancora trascorsi, valuta con l’avvocato l’azione di annullamento, oppure la richiesta di un amministratore di sostegno che agisca per la madre.
Riferimenti normativi
- Art. 775 c.c. (donazione fatta da persona incapace)
- Art. 428 c.c. (atti dell’incapace naturale)
- Artt. 404 e seguenti c.c. (amministrazione di sostegno)
- Artt. 553-564 c.c. (azione di riduzione)
Quando chiedere una consulenza
Il termine di cinque anni decorre dall’atto e prosegue anche mentre il donante è in vita. Le cartelle cliniche e i testimoni sono più facili da reperire a breve distanza dai fatti. Chi ha un dubbio fondato sulla lucidità del genitore al momento della donazione dovrebbe farlo esaminare subito. Lo studio riceve a Napoli, Roma e Bari e anche in videochiamata.
Domande frequenti
DChe differenza c'è con gli altri contratti?
RPer i contratti in generale, l'annullamento per incapacità naturale richiede anche la malafede dell'altro contraente (art. 428 c.c.). Per la donazione questo requisito non c'è. Basta dimostrare che il donante, in quel momento, non era in grado di capire o di volere l'atto.
DCome si prova l'incapacità?
RCon ogni mezzo. Sono utili, ad esempio: cartelle cliniche e certificati del periodo dell'atto; diagnosi di malattie neurologiche o psichiatriche; testimonianze di familiari, badanti, medici.
DLa presenza del notaio esclude l'incapacità?
RNon necessariamente. Il notaio verifica l'identità e la volontà apparente delle parti, ma non è un medico. Una prova medica contraria può prevalere sull'impressione riportata nell'atto. Nei casi più delicati la valutazione clinica del periodo è decisiva.
DDa quando decorrono i cinque anni?
RDal giorno della donazione, non dalla morte del donante. È il punto più delicato. Se il genitore vive ancora a lungo dopo l'atto, gli altri figli possono trovarsi con il termine già scaduto quando si apre la successione. Per questo, se il genitore è già sotto amministrazione di sostegno, l'amministratore può valutare l'azione anche prima.
Guide collegate
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In sintesi
La donazione fatta da chi non era in grado di intendere o di volere si può annullare, senza provare la malafede del donatario. L’azione spetta al donante e ai suoi eredi e si prescrive in cinque anni dall’atto. Scaduto quel termine, resta solo l’eventuale azione di riduzione dopo la morte.
Hai una questione simile?
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto. Puoi rivolgerti allo Studio da tutta Italia, anche senza venire in studio: la consulenza si svolge a distanza, con i documenti inviati online, per telefono, su WhatsApp o in videochiamata dal computer. Sedi a Napoli, Roma e Bari.
Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 31 marzo 2027. Non costituisce parere legale.
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La strada che di solito conviene
Le strade possibili
- Agire per l’annullamento della donazione per incapacità del donante.
- Chiedere, se il donante è sotto amministrazione di sostegno, che l’amministratore valuti l’azione.
- Dopo la morte, se il termine è scaduto, valutare l’azione di riduzione per la legittima.
Quale conviene di solito e perché
Dipende dal caso. L’annullamento è possibile entro cinque anni dal giorno della donazione e richiede la prova che il donante, in quel momento, non era in grado di intendere o di volere. Se il termine è scaduto, resta solo l’azione di riduzione, che non cancella la donazione ma recupera il valore per reintegrare la quota riservata.
Cosa fare subito
- Segna la data della donazione e conta i cinque anni.
- Raccogli cartelle cliniche e certificati del periodo dell’atto.
- Fai esaminare i documenti prima che i testimoni e le carte diventino difficili da reperire.
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto: questa indicazione non è una promessa di esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Conserva ogni documento sanitario del periodo, anche quelli che sembrano secondari.
- Annota i nomi di chi era vicino al donante in quei mesi: medici, familiari, assistenti.
- Verifica la data esatta dell’atto con una visura: da lì decorrono i cinque anni.
Lo studio offre consulenza anche a distanza, con i documenti inviati online, e ti consegna un preventivo scritto prima dell’incarico. Il primo incontro si svolge in italiano; ricevo su appuntamento a Napoli, Roma e Bari.