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Contributi INPS non versati per un’incertezza sulla legge: le sanzioni si riducono se paghi in tempo (SU 12155/2026)
Avv. Renato Giuseppe Fiorentino · Pubblicato il 14 ottobre 2026 · Aggiornato il 16 ottobre 2026 · Lettura 4 min
In 30 secondi
Se un contributo non è stato pagato perché la legge era incerta, la sanzione è più leggera. Ma devi pagare entro il termine fissato dall’ente, anche senza aspettare che l’incertezza finisca.
Con la sentenza n. 12155 del 30 aprile 2026 le Sezioni Unite hanno chiarito quando un’impresa può pagare sanzioni ridotte sui contributi omessi per una obiettiva incertezza. Il pagamento va fatto entro il termine che l’ente può fissare già mentre i dubbi continuano. Non serve aspettare che i contrasti tra i giudici finiscano. Basta versare la somma che risulta poi dovuta. La regola vale per il testo della norma precedente alla modifica del 2024.
Riferimenti
Cass., Sez. Un., sent. n. 12155/2026art. 116, commi 8, 10 e 15, l. 388/2000d.l. 19/2024, conv. l. 56/2024
Il caso deciso
Una società che gestiva scommesse ippiche non aveva versato, per più di dieci anni, alcuni contributi per i suoi collaboratori. L’INPS sosteneva che fossero lavoratori subordinati. I giudici hanno escluso la subordinazione, ma hanno ritenuto dovuti due contributi, malattia e Gescal, a prescindere dalla natura del rapporto.
La società ha pagato la somma nel 2015, con gli interessi legali, e ha chiesto di ridurre le sanzioni. L’INPS ha rifiutato per il ritardo di oltre nove anni. La Corte d’appello ha dato ragione alla società. L’INPS ha fatto ricorso e la Sezione lavoro ha rimesso la questione alle Sezioni Unite.
Il principio delle Sezioni Unite
Il principio riguarda l’articolo 116, comma 10, della legge 388/2000, nel testo precedente alla modifica del 2024. Se il mancato pagamento dipende da una obiettiva incertezza, si applica una sanzione civile più leggera. È pari al tasso ufficiale di riferimento aumentato di 5,5 punti all’anno, con un tetto del 40% dei contributi non versati.
- Serve un pagamento nel termine dell’ente. L’ente può fissarlo anche quando l’incertezza non è ancora finita.
- Non si aspetta la fine dei contrasti. La Corte ha respinto l’idea che il termine possa partire solo dopo la soluzione del dubbio.
- Basta pagare quanto è poi risultato dovuto. Se la pretesa riguarda più voci, conta la somma che il giudice ha riconosciuto.
Se l’ente non ha fissato un termine
Per le Sezioni Unite il versamento resta necessario anche se l’ente non ha indicato alcun termine. In quel caso si applica per analogia il termine di 30 giorni dalla denuncia, previsto dall’articolo 116, comma 8, lettera b). Chi vuole la sanzione ridotta, quindi, di solito non deve aspettare l’ente.
La riduzione ulteriore delle sanzioni
La Corte ha distinto la riduzione del comma 15. Non è automatica e non arriva sempre agli interessi legali. L’ente la gradua guardando più elementi: il comportamento passato, la correttezza dei versamenti, la situazione patrimoniale, le cause del ritardo e i livelli occupazionali. Contano anche l’importo da recuperare e l’effetto sul recupero del credito.
Nel caso deciso l’INPS aveva guardato solo al ritardo. La Corte ha cassato la sentenza d’appello e ha rinviato la causa alla Corte d’appello di Bologna, in diversa composizione.
Cosa fare se hai un dubbio sul contributo
- Controlla se esistono indirizzi diversi dei giudici o dell’ente sul tuo obbligo, e conserva la prova.
- Se l’ente ti fissa un termine, rispettalo, anche se contesti la pretesa.
- Valuta un versamento prudenziale della somma che ritieni dovuta, per non perdere la sanzione ridotta.
- Conserva avvisi, verbali e pagamenti: serviranno a provare tempi e buona fede.
La soluzione migliore per te
- Se hai ricevuto un avviso dell’ente: di solito conviene controllare subito termine e importo e decidere se versare in via prudenziale.
- Se contesti la pretesa: la strada più sicura è valutare di pagare comunque la sorte e contestare dopo, per non perdere la sanzione ridotta.
- Se hai già pagato in ritardo: la sentenza mostra che l’ente deve valutare più elementi, non solo il ritardo. Va controllata la motivazione del suo rifiuto.
Cosa fare subito: raccogli avvisi e pagamenti e controlla il termine fissato dall’ente. Nessuna strada garantisce un esito. Se il debito è già in cartella, verifica anche quando una cartella si prescrive.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Capire se nel tuo caso c’era una vera incertezza sull’obbligo.
- Controllare termini, importi e scelta tra contestare o versare.
- Preparare la richiesta di riduzione delle sanzioni con i documenti giusti.
Domande frequenti
La sentenza vale anche dopo la modifica del 2024?
No: il principio riguarda il testo dell’articolo 116, comma 10, precedente alla modifica del d.l. 19/2024. Per i fatti più recenti va letta la norma nuova.
Devo aspettare che i giudici risolvano il dubbio prima di pagare?
No. Secondo le Sezioni Unite il termine di pagamento può essere fissato anche mentre l’incertezza continua.
La riduzione fino agli interessi legali è garantita?
No. L’ente la valuta caso per caso, guardando più elementi oltre al ritardo.
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Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 16 ottobre 2026. Non costituisce parere legale e non promette alcun esito.
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