Durante una causa civile il giudice può proporre alle parti un accordo per chiudere la lite (art. 185-bis c.p.c.). Accettare non è obbligatorio. Chi però rifiuta senza giustificato motivo, e poi ottiene in sentenza non più di quanto proposto, può essere condannato a pagare le spese del processo maturate dopo la proposta (art. 91, comma 1, c.p.c.).
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La proposta del giudice non obbliga ad accettare, ma va valutata con attenzione. Il rifiuto senza giustificato motivo può costare le spese successive, se la sentenza non va oltre la proposta. Una risposta scritta e motivata aiuta a documentare le ragioni. Ogni proposta va confrontata con le prove e i rischi della causa.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Quando il giudice può fare la proposta?
Dalla prima udienza fino a quando è esaurita l’istruzione. Il giudice tiene conto della natura della lite, del suo valore e della presenza di questioni di facile soluzione. La proposta non è un’anticipazione della sentenza. Per legge non può essere motivo di ricusazione o astensione del giudice.
Cosa contiene la proposta?
Di solito indica una somma o una soluzione, con la ripartizione delle spese. Può comprendere anche aspetti collegati alla lite. Le parti hanno un termine per rispondere, spesso fino all’udienza successiva.
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Richiedi una consulenzaCosa succede se accetto?
L’accordo viene scritto nel verbale di conciliazione, che è un titolo esecutivo (art. 185 c.p.c.). Se una parte non rispetta l’accordo, l’altra può agire subito con precetto e pignoramento. In alternativa, le parti possono firmare una transazione e chiedere al giudice di dichiarare cessata la materia del contendere.
Cosa rischio se rifiuto?
- Se la sentenza accoglie la domanda in misura non superiore alla proposta, chi l’ha rifiutata senza giustificato motivo paga le spese successive alla proposta, anche se ha ragione nel merito.
- Il giudice può tenere conto del rifiuto anche ai fini della responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.), nei casi di mala fede o colpa grave.
- Alcuni giudici di merito hanno ritenuto ingiustificato un rifiuto basato solo su una questione di principio, senza un interesse concreto.
Cosa conta come giustificato motivo?
Non c’è un elenco nella legge. Può essere giustificato un rifiuto motivato da elementi concreti: una prova ancora da assumere, un calcolo che non tiene conto di voci documentate, un errore sui fatti. Per questo conviene rispondere per iscritto spiegando le ragioni del no.
Il giudice può anche mandare le parti in mediazione?
Sì. Dal 30 giugno 2023 la riforma Cartabia ha introdotto la mediazione demandata dal giudice (art. 5-quater d.lgs. 28/2010). Prima il giudice poteva disporla in base all’art. 5, comma 2, dello stesso decreto. Oggi può ordinarla con ordinanza motivata fino alla precisazione delle conclusioni. La mancata partecipazione senza giustificato motivo ha conseguenze economiche (art. 12-bis).
Domande frequenti
DQuando il giudice può fare la proposta?
RDalla prima udienza fino a quando è esaurita l'istruzione. Il giudice tiene conto della natura della lite, del suo valore e della presenza di questioni di facile soluzione. La proposta non è un'anticipazione della sentenza. Per legge non può essere motivo di ricusazione o astensione del giudice.
DCosa contiene la proposta?
RDi solito indica una somma o una soluzione, con la ripartizione delle spese. Può comprendere anche aspetti collegati alla lite. Le parti hanno un termine per rispondere, spesso fino all'udienza successiva.
DCosa succede se accetto?
RL'accordo viene scritto nel verbale di conciliazione, che è un titolo esecutivo (art. 185 c.p.c.). Se una parte non rispetta l'accordo, l'altra può agire subito con precetto e pignoramento. In alternativa, le parti possono firmare una transazione e chiedere al giudice di dichiarare cessata la materia del contendere.
DCosa rischio se rifiuto?
RSe la sentenza accoglie la domanda in misura non superiore alla proposta, chi l'ha rifiutata senza giustificato motivo paga le spese successive alla proposta, anche se ha ragione nel merito. Il giudice può tenere conto del rifiuto anche ai fini della responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.), nei casi di mala fede o colpa grave. Alcuni giudici di merito hanno ritenuto ingiustificato un rifiuto basato solo su una questione di principio, senza un interesse concreto.
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In sintesi
La proposta del giudice non obbliga ad accettare, ma va valutata con attenzione. Il rifiuto senza giustificato motivo può costare le spese successive, se la sentenza non va oltre la proposta. Una risposta scritta e motivata aiuta a documentare le ragioni. Ogni proposta va confrontata con le prove e i rischi della causa.
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Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 4 febbraio 2027. Non costituisce parere legale.