- La donazione diretta (art. 769 c.c.) richiede l’atto pubblico a pena di nullità (art. 782 c.c.).
- La donazione indiretta ottiene lo stesso arricchimento con un altro negozio: non richiede l’atto pubblico, ma deve rispettare i requisiti del negozio usato.
- Un bonifico di importo non modesto non è una donazione indiretta: le Sezioni Unite lo qualificano come donazione che richiede l’atto pubblico.
Genitori che pagano la casa del figlio, nonni che saldano un debito, parenti che intestano un bene: sono scelte frequenti, e le conseguenze sull’eredità si scoprono dopo.
Indice
- Donazione diretta e indiretta
- Quando serve l’atto pubblico
- Il caso del bonifico
- Effetti sull’eredità
- Come si prova
- Domande frequenti
Donazione diretta e indiretta
La donazione è il contratto con cui, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra (art. 769 c.c.). Nella donazione indiretta la liberalità si realizza attraverso un negozio che ha una propria causa diversa: ad esempio un acquisto in cui il prezzo è pagato da un terzo. La funzione liberale si aggiunge a quella propria dello strumento usato.
Quando serve l’atto pubblico
Per la donazione diretta la legge richiede l’atto pubblico a pena di nullità (art. 782 c.c.), con due testimoni. Per gli atti diversi dalla donazione (art. 809 c.c.) valgono i requisiti del negozio utilizzato, non la forma della donazione.
Il caso del bonifico
Con la sentenza Cass., Sez. Un., 27 luglio 2017, n. 18725, le Sezioni Unite hanno affrontato il trasferimento di strumenti finanziari dal conto del disponente a quello del beneficiario tramite ordine alla banca. Lo hanno qualificato come donazione tipica a esecuzione indiretta, non come donazione indiretta: la stabilità dell’attribuzione richiede l’atto pubblico, salvo che si tratti di modico valore. Il principio si presta a essere esaminato con attenzione per i bonifici tra familiari.
Effetti sull’eredità
Le liberalità fatte in vita possono incidere sulla successione: rilevano per la collazione tra coeredi (artt. 737 ss. c.c.), per il calcolo della quota disponibile e della legittima (riunione fittizia, art. 556 c.c.) e, se la lesione è accertata, per l’azione di riduzione. Sono rimedi distinti, con presupposti diversi. Quando il bene non è mai entrato nel patrimonio del disponente, la tutela è di regola per equivalente.
Come si prova
Occorre dimostrare chi ha dato il denaro, quanto, a quale acquisto era destinato e con quale intento liberale. Il solo rapporto di parentela non basta. Sono utili estratti conto, bonifici con causale, pagamento diretto al venditore, vicinanza temporale al rogito e le dichiarazioni contenute nell’atto.
Domande frequenti
Una donazione indiretta può essere contestata dopo la morte del donante?
Sì: se ha leso la quota di legittima, il legittimario può agire in riduzione, e tra coeredi può rilevare la collazione.
Il regalo di modico valore richiede l’atto pubblico?
No: le donazioni di modico valore, rispetto alle condizioni economiche del donante, hanno regole proprie.
Meglio donare in vita o fare testamento?
Dipende dagli obiettivi e dalla composizione della famiglia: conviene valutare il caso con un avvocato prima di muovere denaro o immobili.
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Codice civile, artt. 556, 737, 769, 782, 809 (Normattiva). Cass., Sez. Un., 27 luglio 2017, n. 18725.
Pagina principale della materia: successioni e donazioni.
A cura dell’avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Studio Legale Fiorentino (Napoli, Forio, Roma, Bari). Oltre 25 anni di attività in diritto civile. Aggiornato a ottobre 2026. Questo articolo ha carattere informativo e non sostituisce una consulenza sul tuo caso. Testo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dall’avvocato.
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