Sì, gli altri eredi possono chiedere conto dei prelievi e, se non sono giustificati, la loro restituzione all’eredità. Il figlio che operava sul conto con una delega o una procura agiva come mandatario e deve rendere il conto del suo operato (art. 1713 c.c.). Se non dimostra come ha speso il denaro nell’interesse del genitore, le somme vanno restituite e divise tra gli eredi. Se invece il genitore le ha volute regalare, si tratta di una donazione, che va poi conteggiata nella divisione.
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Il figlio che ha operato sul conto del genitore deve dimostrare come ha usato il denaro. Se non ci riesce, le somme tornano nell’eredità. Una donazione di somme importanti senza atto pubblico è nulla, e una donazione valida va comunque conteggiata nella divisione. Ogni situazione va valutata sugli estratti conto e sui documenti di spesa.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Chi deve provare come sono stati spesi i soldi?
L’onere della prova grava sul figlio che ha prelevato. Il mandatario deve documentare entrate, uscite e destinazione delle somme. Gli eredi del genitore subentrano nel diritto di chiedere il rendiconto. Ciascun coerede può esercitare questo diritto. Il diritto al rendiconto si prescrive in dieci anni.
Le spese che di solito si giustificano sono:
- badante, medicine, visite e ausili;
- bollette, affitto, spese della casa del genitore;
- spese funerarie e imposte di successione pagate per tutti.
E se il conto era cointestato tra genitore e figlio?
Il conto cointestato si presume appartenere in parti uguali ai titolari (art. 1298 c.c.). La presunzione può essere superata con indizi gravi, precisi e concordanti, per esempio provando che i versamenti provenivano solo dal genitore (Cass. civ., sez. II, ord. 5 marzo 2026, n. 5009). Il figlio che ha prelevato oltre la sua metà può essere tenuto a restituire l’eccedenza. Il giudice però deve accertare a cosa sono serviti i prelievi, compresa l’assistenza al genitore, prima di ordinarne la restituzione (Cass. civ., sez. II, 18 febbraio 2025, n. 4142).
Hai un caso simile? Puoi sottoporre i documenti allo Studio per una valutazione.
Richiedi una consulenzaI prelievi possono essere una donazione?
Possono esserlo, ma servono regole precise.
- La donazione di somme non modiche fatta con un ordine alla banca di trasferirle è una donazione vera e propria: richiede l’atto pubblico con due testimoni, altrimenti è nulla (Cass. Sez. Un., 27 luglio 2017, n. 18725).
- Chi sostiene che c’era la volontà di donare deve provarla in modo rigoroso.
- Se la donazione è valida, il figlio che ha ricevuto deve conferirla in collazione alla divisione (art. 737 c.c.), salvo dispensa del genitore.
- Se la donazione lede la quota di legittima degli altri figli, questi possono agire in riduzione (art. 553 e seguenti c.c.).
Cosa succede ai prelievi fatti dopo la morte del genitore?
Il mandato si estingue con la morte del mandante (art. 1722, n. 4, c.c.). Dopo il decesso la delega bancaria non consente più di prelevare. Le somme prelevate dopo la morte appartengono all’eredità e vanno restituite o imputate alla quota di chi le ha prese.
Come si procede in pratica
Domande frequenti
DChi deve provare come sono stati spesi i soldi?
RL'onere della prova grava sul figlio che ha prelevato. Il mandatario deve documentare entrate, uscite e destinazione delle somme. Gli eredi del genitore subentrano nel diritto di chiedere il rendiconto. Ciascun coerede può esercitare questo diritto. Il diritto al rendiconto si prescrive in dieci anni.
DE se il conto era cointestato tra genitore e figlio?
RIl conto cointestato si presume appartenere in parti uguali ai titolari (art. 1298 c.c.). La presunzione può essere superata con indizi gravi, precisi e concordanti, per esempio provando che i versamenti provenivano solo dal genitore (Cass. civ., sez. II, ord. 5 marzo 2026, n. 5009).
DI prelievi possono essere una donazione?
RPossono esserlo, ma servono regole precise. – La donazione di somme non modiche fatta con un ordine alla banca di trasferirle è una donazione vera e propria: richiede l'atto pubblico con due testimoni, altrimenti è nulla (Cass. Sez. Un., 27 luglio 2017, n. 18725). – Chi sostiene che c'era la volontà di donare deve provarla in modo rigoroso. – Se la donazione è valida, il figlio che ha ricevuto deve conferirla in collazione alla divisione (art. 737 c.c.), salvo dispensa del genitore. – Se la donazione lede la quota di legittima degli altri figli, questi possono agire in riduzione (art. 553 e seguenti c.c.).
DCosa succede ai prelievi fatti dopo la morte del genitore?
RIl mandato si estingue con la morte del mandante (art. 1722, n. 4, c.c.). Dopo il decesso la delega bancaria non consente più di prelevare. Le somme prelevate dopo la morte appartengono all'eredità e vanno restituite o imputate alla quota di chi le ha prese.
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In sintesi
Il figlio che ha operato sul conto del genitore deve dimostrare come ha usato il denaro. Se non ci riesce, le somme tornano nell’eredità. Una donazione di somme importanti senza atto pubblico è nulla, e una donazione valida va comunque conteggiata nella divisione. Ogni situazione va valutata sugli estratti conto e sui documenti di spesa.
Hai una questione simile?
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto. Puoi rivolgerti allo Studio da tutta Italia, anche senza venire in studio: la consulenza si svolge a distanza, con i documenti inviati online, per telefono, su WhatsApp o in videochiamata dal computer. Sedi a Napoli, Roma e Bari.
Fonti ufficiali
Contenuto informativo aggiornato il 18 novembre 2026. Non costituisce parere legale.
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La strada che di solito conviene
Le strade possibili
- Chiedere alla banca gli estratti conto e inviare al fratello una richiesta scritta di rendiconto.
- Mediazione, che nelle controversie ereditarie è obbligatoria prima della causa.
- Azione giudiziaria di rendiconto e di restituzione, spesso insieme alla divisione.
Quale conviene di solito e perché
Di solito si parte dai documenti e dalla richiesta scritta di rendiconto: sono i passi meno costosi e fanno capire se i prelievi hanno una giustificazione. La mediazione, in ogni caso, viene prima della causa. Poi dipende dal caso: contano il tipo di conto (cointestato o con delega), le spese documentate per il genitore e la data dei prelievi, anche rispetto alla morte.
Cosa fare subito
- Chiedi alla banca gli estratti conto, di regola per gli ultimi dieci anni.
- Verifica se il conto era cointestato o se c’era una delega, e da quando.
- Manda una richiesta scritta di rendiconto a chi operava sul conto.
Ogni situazione va valutata sui documenti del caso concreto: questa indicazione non è una promessa di esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Conserva scontrini, fatture e ricevute delle spese per il genitore: servono a chi deve rendere il conto.
- Separa i prelievi fatti in vita dal genitore da quelli successivi al decesso: hanno regole diverse.
- Prima di scrivere al fratello, metti in ordine date e importi sugli estratti conto, senza accuse generiche.
Lo studio offre consulenza anche a distanza, con i documenti inviati online, e ti consegna un preventivo scritto prima dell’incarico. Il primo incontro si svolge in italiano; ricevo su appuntamento a Napoli, Roma e Bari.