Se sei creditore di una persona morta, puoi chiedere al tribunale di fissare un termine entro cui il chiamato deve accettare o rinunciare all’eredità (art. 481 c.c.).
In 30 secondi
- Finché il chiamato non accetta, non sai contro chi agire per il debito.
- Chi ha interesse, e quindi anche il creditore, può chiedere al tribunale di fissare un termine al chiamato (art. 481 c.c.).
- Trascorso il termine senza dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.
- Se nessuno accetta, si può chiedere la nomina di un curatore dell’eredità giacente (artt. 528 e 529 c.c.).
Aggiornato il 21 ottobre 2026.
Il problema del creditore
Il debito non si estingue con la morte: passa agli eredi. Ma l’erede è tale solo se accetta, anche con un comportamento, oppure se la legge lo considera accettante. Prima di allora c’è un “chiamato”. Chi vanta un credito non può pignorare i beni del defunto finché non sa chi risponde.
La richiesta del termine
Si fa un ricorso al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, cioè quello dell’ultimo domicilio del defunto (art. 456 c.c.). Il giudice fissa un termine entro cui il chiamato deve dichiarare se accetta o rinuncia. Se tace, perde il diritto di accettare.
Altre strade per il creditore
- Chi ha compiuto atti da erede: l’accettazione è tacita quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare (art. 476 c.c.). Anche la donazione, la vendita o la cessione dei diritti ereditari importano accettazione (art. 477), così come la rinunzia a titolo oneroso o a favore solo di alcuni (art. 478). Il creditore può chiedere al giudice di accertare la qualità di erede.
- Se i chiamati rinunciano: si passa ai chiamati successivi. Se nessuno accetta, si può chiedere un curatore, nominato su istanza degli interessati o anche d’ufficio (art. 528 c.c.), con obblighi di inventario, amministrazione, deposito e rendiconto (art. 529).
- Se la rinuncia danneggia i creditori del rinunciante: questi possono farsi autorizzare ad accettare in suo nome, per soddisfarsi sui beni ereditari; il diritto si prescrive in cinque anni dalla rinunzia (art. 524 c.c.).
La soluzione migliore per te
- Se c’è un solo chiamato chiaro e disponibile: di solito conviene prima una diffida scritta, per vedere se accetta senza una causa.
- Se tace o si nasconde: chiedi subito il termine al tribunale, perché senza una dichiarazione la pratica resta ferma.
- Se vedi segni di accettazione tacita: raccogli le prove prima di agire, perché il giudice le valuterà caso per caso.
Cosa fare subito: raccogli titolo e prove del credito, ottieni il certificato di morte e individua i parenti più stretti. Nessuna strada garantisce un esito.
Come può seguirti l’avv. Fiorentino
- Individua i chiamati e controlla se hanno già compiuto atti da erede.
- Prepara la diffida o il ricorso per il termine.
- Valuta se conviene chiedere un curatore o agire in altro modo.
Documenti utili per il primo colloquio
- il documento da cui nasce il credito (contratto, fatture, sentenza, decreto);
- i solleciti già inviati e le risposte;
- il certificato di morte e i dati dei parenti;
- ogni informazione su beni, conti o immobili del defunto.
Se manca qualcosa, il colloquio si fa lo stesso: lo studio ti dice come recuperarlo.
Domande frequenti
Posso chiedere il pagamento a un parente solo perché è figlio?
No. Il figlio risponde solo se è diventato erede: l’accettazione non è automatica.
Il debito si prescrive dopo la morte?
I termini di prescrizione continuano a correre. Va verificato il tuo caso.
Chi paga se l’eredità è accettata con beneficio d’inventario?
L’erede non è tenuto a pagare i debiti ereditari oltre il valore dei beni a lui pervenuti (art. 490 c.c.).
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Fonti: Codice civile, artt. 456, 476-478, 481, 490, 524, 528 e 529, Normattiva (vigenza verificata il 21 ottobre 2026). Autore: avv. Renato Giuseppe Fiorentino, Foro di Napoli. Testo informativo, non sostituisce un parere sul tuo caso. Questo testo è stato preparato con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale.
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